Benedetto nasce nel 1526 a San Fratello, presso Messina, da discendenti di schiavi provenienti dall’Etiopia. A queste origini si deve il soprannome di “moro”.
La madre, Diana Larcari, era stata affrancata, mentre il padre, Cristoforo, era ancora schiavo. Avevano deciso di vivere in castità per non dare alla luce figli schiavi. Saputolo, il padrone promette di affrancarli, così Benedetto nasce libero.
A diciotto anni, padrone di due buoi, Benedetto prende un terreno a mezzadria e coltiva il grano.
L’incontro casuale con l’eremita Girolamo Lanza, dell’Ordine dei minori osservanti, cambia la sua vita.
Questi, passando per caso dove il giovane pascolava gli animali, è colpito dal fatto che subisca in silenzio l’umiliazione di essere dileggiato, perché scuro di pelle. L’eremita lo invita a seguirlo.
Benedetto vende i buoi e segue Girolamo al romitorio di Santa Domenica, dove è ben presto stimato per la sua straordinaria bontà.
Nella comunità è educato alla preghiera, all’ubbidienza, al disprezzo di se stesso, alla totale solitudine, al silenzio, alla povertà, all’asprezza di vita, al vivere di elemosina, al rigore delle privazioni e dei digiuni.
La fama di santità richiama fedeli del territorio circostante; alla ricerca della solitudine, Benedetto e i compagni si recano sul Monte Pellegrino, presso Palermo.
Nella spelonca dove santa Rosalia era vissuta e morta (rimanendovi sepolta fin quando se ne scoprì il corpo), edificano una chiesa, ed abitano in varie cellette addossate alle rupi, poiché la grotta era impraticabile.
Nel 1562 papa Pio IV scioglie la comunità; Benedetto entra nel convento dei frati minori a Palermo dove svolge la mansione di cuoco.
Ben presto però viene nominato maestro dei novizi, per il suo dono di penetrare profondamente il cuore degli uomini. Non muta mai il suo stile di vita rigoroso e solitario fino alla morte, avvenuta a Palermo nel 1589.
Il culto di Benedetto, iniziato in Sicilia, si diffonde prima nel resto d’Italia, poi in Europa e nell’America del sud, come patrono della gente di colore.
E’ protettore delle vittime della schiavitù ed è invocato da coloro che sono sottoposti a condizioni di lavoro troppo dure.
La fede, per essere vera, dev’essere amore che dona (Madre Teresa di Calcutta)