A Paola in Calabria due genitori anziani desideravano avere un bambino; fanno voto a san Francesco di Assisi e quando il figlio nasce, il 27 marzo 1416, gli impongono il nome Francesco.
A tredici anni entra in convento, e solo due anni dopo ottiene di poter affrontare, come desiderava, la vita più dura dell’eremo.
Nonostante si fosse nascosto tra i monti in preghiera e in penitenza, la fama della sua virtù si diffonde, e numerosi giovani accorrono da lui per imitarlo. Con loro dà origine all’Ordine degli Eremiti di S. Francesco, detti anche Minimi.
I giovani frati vengono educati da lui a una perenne quaresima, verdure e preghiera, zappa e contemplazione, nessuno più povero di loro, nessuno più ricco: un ideale duro e sempre affascinante.
Cresce intorno a lui una fama straordinaria. Lo cercano per consiglio, per ferite e malattie, gli si confidano ingiustizie, e lui alza la voce contro chiunque, fino a Napoli, fino al re Ferrante d’Aragona che, irritato, manda i soldati ad arrestarlo, ma li vede tornare soli e impauriti.
Invitato a fondare un convento in Sicilia, si mette in viaggio. Giunto allo stretto di Messina, prega un barcaiolo, Pietro Colosa, di condurlo all'altra sponda “per amor di Dio”; il barcaiolo risponde che per campare deve lavorare “per amor di soldi”.
Francesco allora senza scomporsi stende il mantello sulle acque, vi sale sopra insieme con un discepolo e si lascia portare dal vento.
Trascorre i suoi ultimi 25 anni in Francia chiamato dal re Luigi XI, ammalato, che sperava di essere guarito da lui. Francesco lo preparò a una morte cristiana impegnandosi ad educare i suoi figli.
Muore a Plessis-les-Tours, in Turenna, il 2 aprile 1507.
Grandemente venerato, è rimasto famoso per i miracoli compiuti e la capacità di leggere nelle menti.
E’ protettore della città di Cosenza e patrono dei marinai e degli eremiti. E’ invocato dalle donne desiderose di avere figli e contro la sterilità.
Dio non cessa di esistere, nemmeno se gli uomini cessano di credere in lui (Graham Greene)