31 Marzo - Amos

Amos, nome ebraico che significa uomo forte e robusto, è il primo profeta scrittore; i suoi vaticinii costituiscono il più antico documento del profetismo. Egli rappresenta così una preziosa fonte di notizie sulle abitudini del suo popolo, sette secoli e mezzo prima di Cristo.

Predica tra il 762 e il 750 a.C. in seguito a una precisa chiamata divina che lo strappa dal suo villaggio, Tekoa, vicino a Betlemme, e dalle sue occupazioni di allevatore di greggi.
Il re Geroboamo II, vissuto tra il 783 e il 743 a.C., aveva allargato i confini di Israele. Qui le facili vittorie avevano esasperato una situazione sociale già disordinata: i ricchi, avidi di guadagni, da una parte, mentre dall’altra non si contavano gli emarginati e poveri, sfruttati da mercanti, magistrati e funzionari disonesti.
Al sentimento religioso, alimentato dall’antica Alleanza, era subentrata l’esaltazione presuntuosa dell’uomo e del suo potere. Contro questa mentalità laica e l’osservanza puramente formale della Legge, Amos leva la sua voce, come si legge nella Bibbia, profetizza sventure e invita al cambiamento: “Poiché voi spogliate il povero e gli estorcete gravosi tributi sul grano, le case di pietra squadrate che avete fabbricato non le abiterete, né berrete il vino delle belle vigne che avete piantato... Cercate il bene e non il male, se volete vivere. Instaurate la giustizia in tribunale e allora forse il Signore avrà pietà”.

Amos ha parole terribili contro i ricchi, dei quali enumera le manifestazioni: truffe sul piano commerciale, sfruttamento dei poveri, usura, come si legge nei libri profetici: “Sono oppressori del giusto, incettatori di ricompense, e respingono i poveri nei tribunali...Su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge, i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, bevono il vino in larghe coppe, si ungono con gli unguenti più raffinati...Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei buontemponi”.

Il linguaggio di Amos è da teologia della liberazione “ante litteram”, che fa di questo coraggioso profeta un difensore dei deboli e degli oppressi. Egli propone la scelta tra una esistenza con Dio e un’esistenza senza Dio.

Conclusa la missione profetica, rientra nel suo villaggio, dove, secondo una tradizione riferita da Epifanio e raccolta nel “Martirologio Romano”, sarebbe stato colpito con un colpo alla tempia dal figlio del sacerdote Amasia, nell’intento di far tacere quella voce scomoda, particolarmente severa contro l’ipocrisia dei sacerdoti.

Pensiero del giorno

Chi parla male della Chiesa, finisce come colui che taglia il ramo sul quale sta seduto (Giovanni Paolo I)