Francesco Faà di Bruno nasce nel 1825 ad Alessandria, ultimo di dodici figli, dal marchese Ludovico e dalla nobildonna Carolina Sappa dei Milanesi.
E’ avviato alla carriera militare, e consegue il grado di capitano di Artiglieria durante la prima guerra d’indipendenza. ferito e decorato nella battaglia di Novara, diviene ufficiale di Stato maggiore e aiutante di campo del principe ereditario Vittorio Emanuele.
Si laurea in scienze matematiche ed astronomiche. E’ un uomo eclettico: cartografo, matematico, scrittore, inventore, musicista, costruttore del più alto campanile di Torino, ed inoltre docente all’Università di Torino dapprima di geometria superiore, quindi di analisi matematica.
Colpito dagli esempi di fede e carità dai fratelli della società di san Vincenzo de’ Paoli, si dimette dall’esercito per non dover sostenere un duello con un collega.
Fonda una specie di “città delle donne”, l’Opera di santa Zita, per aiutare le donne di servizio a trovare lavoro.
Poiché non era conveniente che uno scapolo di bell’aspetto si occupasse di donne, è consigliato di farsi prete, e viene ordinato il 22 ottobre 1876, grazie all’intervento di Pio IX presso l’Arcivescovo di Torino.
Annessa all’Opera, nel 1881 avvia la Congregazione delle suore Minime di Nostra Signora del suffragio, per i caduti di tutte le guerre, e per assistere quel “proletariato del proletariato” che a quel tempo erano le serve, sfruttate dalla nuova borghesia industriale.
Francesco apre pensionati per anziani, per donne povere inferme, per sacerdoti.
Solo una volta il governo gli assegna un misero contributo per una mensa popolare, a patto che gli operai mangino “al chiuso” per non offendere la vista dei borghesi. Faà di Bruno rifiuta indignato e dà ancora una volta fondo ai suoi averi.
Ogni cristiano porta sulle labbra, con la possibilità di darlo un giorno, il bacio di Giuda (Bernard Benson)