“Oggi è giunta la gioia di tutti, che scioglie la primitiva condanna. Oggi è giunto Colui che è dovunque, per riempire di gioia tutte le cose”.
Così parla sant’Andrea di Creta in un’omelia sull’Annunciazione.
La festa dell’Annunciazione affonda le sue radici nei primi secoli del cristianesimo. Essa celebra il momento mirabile dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel seno di Maria Vergine, il miracoloso incontro tra il divino e l’umano, tra il tempo e l’eternità.
L’angelo Gabriele annuncia alla Vergine Maria, una fanciulla israelita di Nazaret, città della Galilea, l’Incarnazione del Verbo, inizio della nostra redenzione. Nel Credo, infatti, si dice: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dai cieli e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria”.
Dall’episodio dell’Annunciazione, e dalla devozione per la Vergine Annunziata, vivissima soprattutto nel Medioevo, trae origine il nome proprio di Annunziata, con i diminutivi di Nunziatina e di Nunzia.
Ciò che maggiormente colpisce di questa festa è il senso della gioia, talvolta soffusa, ma sempre profonda, che traspare negli inni, nelle preghiere e nelle omelie.
Nella Chiesa antica la festa era associata a quella del Natale.
Più tardi, quando l’importanza della Natività del Signore si è accresciuta con la formazione di un suo ciclo, la festa dell’Annunciazione ha assunto sempre maggiore autonomia dal primitivo nucleo, fino a costituire, nel VI secolo, una festa mariana autonoma, all'epoca dell'imperatore Giustiniano.
Sin dall'inizio l'Annunciazione è celebrata il 25 marzo, perché vi era l’opinione che Gesù si fosse incarnato in coincidenza dell’equinozio di primavera, tempo in cui, secondo le concezioni dell’antichità, è stato creato il mondo ed il primo uomo.
La celebrazione viene introdotta nella Chiesa romana nel VII secolo da Papa Sergio. Per l’occasione era prescritta una solenne processione a Santa Maria Maggiore; i mosaici della basilica erano legati alla divina maternità di Maria (theotòkos) stabilita dal Concilio di Efeso.
La Chiesa è come la vecchia fontana del villaggio che disseta le varie generazioni. Noi cambiamo,la fontana resta (Giovanni XXIII)