Giuseppe, nome che l’uso frequente non logora e l’abitudine non banalizza, significa “Dio aggiunga”.
Il falegname di Nazareth è il silenzioso personaggio del Vangelo definito uomo giusto, come erano chiamati gli antichi patriarchi d'Israele.
E’ l’ultimo dei “giusti” dell’Antico Testamento che ha ricevuto il dono “dei sogni”: viene avvisato piú volte, nel sonno, dall’Arcangelo Gabriele riguardo alla missione che il Signore gli affida.
Giuseppe, come i patriarchi, credeva all'amore di Dio verso il suo popolo e attendeva il compimento della promessa salvifica che sarebbe venuta dall'alto.
All’improvviso si trova coinvolto in prima persona in questa straordinaria avventura.
Discendente della casa di David e quindi di stirpe regale, è chiamato ad essere padre putativo di Gesú, compagno della Vergine Maria, sposo dell’Immacolata, non in virtù dell'unione della carne, ma del vincolo matrimoniale.
Per questo rapporto speciale con Gesù e Maria, Giuseppe è stato sempre molto venerato nella chiesa.
Pio IX, raccogliendo l'eredità di questa lunga tradizione, lo proclama patrono della chiesa universale; Leone XIII lo addita come modello a tutte le famiglie cristiane e i Papi successivi lo arricchiscono di altri titoli, istituendo una seconda commemorazione al primo maggio, legata al suo mestiere di artigiano.
Giuseppe è rimasto nella memoria della cristianitá il modello dell’uomo semplice che con la sua vita esemplare ha guidato la piú santa delle famiglie: si reca a Betlemme per il censimento, conduce in salvo
Maria e il Bambino per sottrarlo ad Erode, rientra nella casa di Nazareth condividendo gioie e dolori comuni a tutti i padri di famiglia che devono guadagnare il pane col sudore della fronte, si reca al tempio. Sotto la sua guida Gesù, il Messia atteso, “cresce in sapienza, etá e grazia”.
E’ il patrono dei falegnami, dei lavoratori, degli emigranti e dei padri di famiglia.
E’ invocato per ottenere una buona morte, oltreché contro il flagello della peste e dell’usura.
Amate Dio, fratelli miei. Amate Dio, a spese delle vostre braccia e col sudore della vostra fronte (San Vincenzo de Paoli)