Eriberto, dal nome che significa “splendente nell’esercito”, già in vita aveva fama di santità al punto di attribuirgli miracoli, come quello della pioggia ottenuta con le preghiere durante una grave siccità, che aveva ridotto alla fame l’intera regione di Colonia in Germania.
Nato a Worms nel 970 dal conte Ugo ed educato dai benedettini di Gorze, a 24 anni diviene cancelliere di Ottone III, il giovane imperatore del Sacro Romano Impero.
Papa Silvestro II e l’imperatore ricompensano l’impegno e l’abilità di Eriberto con la nomina ad arcivescovo di Colonia, mentre egli si trova a Benevento per mettere ordine nelle regioni del Sud.
Lasciata l’Italia, Eriberto si reca a Colonia per l’ordinazione sacerdotale, che avviene nel 999.
Nel 1002 Ottone III muore ed Eriberto accompagna la traslazione della salma ad Aquisgrana insieme con le insegne imperiali: scettro, globo, corona e, soprattutto, la Santa Lancia, la più importante reliquia in possesso dell’imperatore, divenendone geloso custode.
Si trattava dell’arma con cui il centurione Longino aveva trafitto il costato di Cristo, e ritrovata dai primi crociati ad Antiochia.
Quando Enrico II sale al trono imperiale, Eriberto è esonerato dal cancellierato, così può dedicarsi totalmente alla sua arcidiocesi.
Dimostra di essere un buon pastore, visitando diverse volte l’intera diocesi e dando esempio di povertà, spirito di penitenza, preghiera e carità verso i più bisognosi.
Nobile di nascita, ma ancor più nobile di animo, Eriberto devolve i suoi beni in opere di carità e nella costruzione di chiese ed ospizi.
A suo ricordo resta la celebre abbazia benedettina, da lui fondata a Deutz sul Reno, dove è sepolto alla sua morte, avvenuta il 16 marzo 1021.
E’ invocato per ottenere la pioggia in periodi di siccità.Il miglior modo di onorare i santi è imitarli (Giovanni Paolo II)