Figlia naturale di Luigi de Marillac, signore di Ferrières e consigliere al Parlamento, Luisa nasce a Parigi il 12 agosto 1591. Ha un’infanzia agiata, ma presto, con la morte del padre, la famiglia si trova in difficoltá e Luisa deve lasciare il regio collegio e viene affidata a una “signorina povera” (forse sua madre), che l’avvia al lavoro.
Così conosce la sua origine e ne soffre tanto da maturare il proposito di farsi religiosa. Ma i parenti decidono altrimenti, e il 5 febbraio 1613 sposa lo scudiero e segretario di Maria de’ Medici, Antonio Le Gras.
La lunga malattia del marito e le sopraggiunte difficoltà finanziarie turbano quasi sul nascere l’armonia tra i due coniugi, al punto che Luisa pensa alla separazione. I frequenti colloqui con il vescovo di Ginevra Francesco di Sales l’aiutano a superare questo difficile momento.
Nel dicembre 1625, morto il marito ed entrato in seminario il figlio Michele, può accogliere in casa le prime giovani, venute dal contado per mettersi come lei al servizio dei poveri, in collaborazione con le Dame della Carità di Vincenzo de’ Paoli. E’ il primo nucleo della nuova rivoluzionaria congregazione.
Luisa de Marillac diventa la confondatrice delle Figlie della Caritá, insieme a Vincenzo de’ Paoli che così esortava le prime suore: “Voi avete per monastero solo le case degli ammalati, per cella una camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale, per chiostro le vie della città, per clausura l’obbedienza, per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia”.
Sono parole che meglio di ogni profilo biografico dipingono anche la sua esistenza, di umile, intelligente e duttile collaboratrice del grande santo della carità.
Poveri, malati, orfani, ergastolani, anziani e vagabondi l’hanno avuta come affettuosa madre con dedizione incredibile, nonostante le malattie e i dispiaceri familiari: uno zio salí il patibolo per aver congiurato contro Richelieu.
Luisa si adopera per tutti con entusiasmo e disponibilità, rimanendo superiora delle celebri suore - ancora popolarissime, oggi senza piú quel caratteristico copricapo - fino al 15 marzo del 1660, giorno della sua morte.
E’ patrona delle Assistenti Sociali e di tutti coloro che si impegnano nel sociale.
Chi accetta il mistero della sofferenza si sente trasformato: la capacità di compassione verso chi soffre cambia la persona