Faustino e Giovita erano fratelli appartenenti alla nobiltá di Brescia: Faustino era sacerdote e Giovita diacono.
Vivono nella prima metà del II secolo e, secondo alcune fonti, subiscono il martirio a causa della loro fede durante il regno dell’imperatore Adriano.
I due fratelli, arrestati insieme a Brescia, sono protagonisti di torture, miracoli e prodigi nella loro città, l’antica Brixia, e poi a Roma e a Napoli. Vengono infine decapitati nella città lombarda.
La memoria di Faustino e Giovita è così radicata a Brescia, che il vescovo Anfrido inizia nel 816 la costruzione della chiesa che prende il nome di San Faustino Maggiore, per la traslazione del corpo dei martiri.
Pochi anni dopo il celebre vescovo Ramperto stabilisce che, nel luogo in cui avevano riposato le sacre spoglie, fosse edificato un monastero, destinato a diventare un importante centro di cultura.
Negli anni 720-751 Petronace di Brescia è abate di Montecassino e porta nella chiesa del monastero un braccio di Faustino. A seguito della traslatio, molte reliquie sono donate anche ad altre cittá tra le quali Verona e Aquileia.
Nella cultura popolare i due santi sono circondati da grande venerazione, perché sarebbero miracolosamente intervenuti nelle vicende cittadine e soprattutto nel 1438, quando l’assedio venne ritirato poiché i due santi erano apparsi sulle mura della cittá come guerrieri ricoperti di armatura.
Dall’inizio del XIII secolo la vita religiosa di Brescia si sviluppa intorno alla memoria dei due martiri, soprattutto di Faustino, ed ai luoghi loro dedicati.
Su tutte le porte della cittá viene dipinta l’immagine del Crocifisso, della Vergine e dei due protettori.
In memoria dei santi viene istituita la Confraternita dei Santi Faustino e Giovita per i Bresciani a Roma, e nel 1905 a Darfo è intitolata a san Faustino una piccola Banca cattolica.
I due fratelli martiri sono patroni di Brescia, e invocati per essere protetti dai topi di campagna.
Le parole gentili possono essere brevi e facili a dirsi, m la loro eco è infinita (Madre Teresa)