Il martire, anzi i due martiri di nome Valentino che oggi commemoriamo, vissuti entrambi nel III secolo, hanno dato il nome a una tradizione, soprattutto nei paesi anglosassoni. In questo giorno gli innamorati si scambiano doni e promesse d’eterno amore.
Il primo Valentino era un sacerdote romano e subí il martirio nell’anno 268 sotto l’imperatore Claudio il Gotico; nonostante fosse suo amico e ne avesse suscitato l’ammirazione per la dottrina e la saggezza, aveva il torto di operare conversioni, tra cui il prefetto Asterio con tutta la famiglia.
Fu sepolto sulla via Flaminia, dove successivamente sorse una chiesa a lui dedicata.
Il secondo Valentino era invece Vescovo di Terni: durante un soggiorno a Roma riesce a convertire un filosofo al tempo molto noto, Cratone, e tre seguaci ateniesi; per questo è tradotto in tribunale e decapitato.
I tre giovani neoconvertiti ne trasportano il corpo a Terni, dove è accolto con grandi onori dalla fiorente comunità cristiana. Correva l’anno 273. Secondo alcuni, i due Valentini sarebbero la stessa persona.
A confondere le cose intervenne un terzo Valentino che visse nel V secolo ed esercitò la sua missione nella Resia pagana. Il suo culto si diffuse rapidamente in Svizzera, in Austria e in Germania dove il santo fu venerato come protettore dalle malattie caduche, ossia l’epilessia, e dalle pestilenze.
La sovrapposizione dei tre santi avvenne soprattutto a causa del trasferimento di alcune reliquie (in particolare della testa del terzo Valentino) nella Chiesa di San Valentino, senza precisare di quale si trattasse.
La festa di san Valentino ricorre il 14 febbraio; in questo periodo nei paesi temperati gli uccelli, avvertendo i primi tepori primaverili, preparano il nido e procedono all’accoppiamento. Di qui il detto “ogni Valentino troverà la sua Valentina”, l’usanza di scambiarsi tra fidanzati doni e messaggi affettuosi, detti appunto Valentini, e l’elezione di questa ricorrenza a “giorno degli innamorati”.
E’ patrono dei fidanzati ed è invocato per guarire l’epilessia.Il mondo della natura umana è formato da diecimila piccoli atti di gentilezza che determinano i nostri giorni (Stephen Jay Gould)