Alessandra, in religione suor Caterina, nasce a Firenze il 23 aprile 1522 da Pierfrancesco de’ Ricci e Caterina Panzano.
Appena dodicenne entra nel monastero domenicano di San Vincenzo in Prato e diventa domenicana prendendo il nome di Caterina. Fin dal noviziato manifesta una certa difficoltà di adeguamento alla Regola: lentezza di apprendimento e disturbi fisici crescenti, che culminano in una grave malattia.
Allora le monache e il confessore fanno un voto a Girolamo Savonarola, per ottenere la guarigione della consorella. Durante una visione, il frate si manifesta, e Caterina si trova liberata dal male.
La guarigione restituisce la sanità al suo corpo ma non pone fine ai fenomeni cui andava soggetta.
A vent’anni prendono a manifestarsi in lei ogni settimana nello stesso giorno e alla stessa ora, le sofferenze della passione di Cristo. Questo fenomeno si verifica regolarmente per dodici anni. Infine riceve le stimmate, che saranno sempre visibili sul suo corpo.
Nelle visioni è il Savonarola che la introduce all’esperienza mistica e ne guida il percorso nell’alveo dell’umiltà e della sottomissione, preservandola al tempo stesso dai rigori dell’ascesi e insegnandole ad avere “compassione” del proprio corpo.
La Vergine inizia Caterina ai misteri dell’incarnazione e della nascita di Gesù, mentre è Maria Maddalena che la introduce alla conoscenza di Gesù risorto, al mistero dell’amore.
Nel 1552 la Ricci assume il governo del monastero di S. Vincenzo e di lì a poco scompaiono del tutto anche le estasi.
Negli ultimi anni molti si rivolgono ormai a Caterina, che ancora porta nel corpo i segni delle stimmate, come alla santa di Prato, appellativo che ella respinge bruscamente.
Fu in contatto con riformatori contemporanei quali san Filippo Neri, san Carlo Borromeo e san Pio V.
Muore nel febbraio 1590 ed è invocata per sopportare i dolori fisici.
Nessuno ha tanto bisogno di un sorriso quanto colui che non lo sa più donare (proverbio cinese)