Scolastica era sorella gemella di Benedetto, il fondatore del monachesimo occidentale. Sarebbero nati insieme, verso il 480, a Norcia, ai confini dell’Umbria con la Sabina. Una nascita che causò la morte della madre, e quindi un dolore per il padre, il nobile Euproprio.
Scolastica, come Benedetto, si consacra a Dio giovanissima, quando il fratello, a Roma, ancora studiava retorica. Segue il fratello prima a Subiaco, poi a Cassino ai piedi del monte, in una località della Valle del Liri chiamata Palumbariola, poi Piumarola; qui fonda un monastero simile a quello che lui aveva costruito sulla sommità dello stesso monte. Un nome appropriato in quanto significa “casetta delle colombe”.
I due fratelli, pur così vicini fisicamente, si vedevano solo una volta all’anno e l’incontro avveniva a metà strada tra i due monasteri, in una casa distante circa 200 metri che fu poi, per molto tempo, oggetto di culto. Per lei quell’incontro era importante perché ricco di insegnamenti e di frutti spirituali per sé e per il monastero femminile da lei fondato.
E’ noto l’ultimo colloquio tra i due santi, tre giorni prima che Benedetto partisse per il cielo. E’ il 7 febbraio del 547. Scolastica con il solito gruppetto di consorelle si presenta all'appuntamento. Il colloquio si protrae per l'intera giornata. Viene l’ora di separarsi. Vorrebbe prolungare il colloquio, ma Benedetto rifiuta: la Regola non s’infrange, ciascuno torni a casa sua. Allora si raccoglie intensamente in preghiera, ed ecco scoppiare un violentissimo temporale che trattiene tutti e due nella casetta, così il colloquio può continuare ancora un po’.
“Che cosa mai hai fatto, sorella?”, chiede meravigliato Benedetto. E lei: “Ti ho supplicato e non hai voluto ascoltarmi. Allora ho supplicato il Signore, ed egli, meno rigido di te, mi ha esaudito!”.
Tre giorni dopo, Benedetto apprende la notizia della morte della sorella vedendo la sua anima volare al cielo sotto forma di colomba. Scende con i suoi monaci a prenderne le spoglie, a cui dà sepoltura nella stessa tomba che, poco dopo, lo accoglierà.
Patrona di Subiaco è invocata contro la pioggia, i fulmini, le tempeste e gli uragani oltreché per guarire dal sonnambulismo.
Per amore della rosa, si sopportano le spine.