Ogni santo è un Teodoro, un “dono di Dio”: ciò significa il nome in greco.
Sono ben sessantatre i santi con questo nome. Quello venerato oggi è un generale dell’esercito, martirizzato ad Eraclea al tempo di Licinio, e sepolto ad Euchaita, attuale Aukhat in Turchia.
Questo Teodoro, forse, è una figura che è stata confusa con quella di un altro Teodoro, proveniente da Amasea, soldato e non generale. Teodoro era originario dell’Oriente; arruolato nell’esercito, era stato trasferito con la sua legione nei quartieri invernali di Amasea, al tempo dell’imperatore Galerio Massimiano.
Promulgato un editto col quale si ordinava ai soldati di sacrificare agli dèi, Teodoro si rifiuta, e nonostante le sollecitazioni del tribuno, rimane fermo nella sua decisione.
Gli si concede anche una dilazione per riflettere, ma ne approfitta per incendiare il tempio di Cibele, Madre degli dèi, che sorgeva al centro della città, presso il fiume Iris.
Ricondotto di nuovo in tribunale è duramente torturato e bruciato vivo. Il suo martirio avvenne intorno al 320.
Teodoro era veneratissimo nell’antichità e nel Medioevo in tutto l’Oriente. Sul suo sepolcro già nel secolo IV sorgeva una basilica, mèta di continui pellegrinaggi.
In Occidente la prima testimonianza della sua venerazione deve considerarsi l’immagine presente nel mosaico absidale, tuttora esistente, nella basilica dei Santi Cosma e Damiano al foro romano, eretta nel VI secolo da Papa Felice IV.
Secondo un’antica tradizione, nel sec. XIII il corpo di Teodoro da Euchaita sarebbe stato trasferito a Brindisi, dove è conservato all’interno di un’urna-reliquiario di argento, in un altare della Cattedrale.
Fu patrono di Venezia, prima di san Marco, fino al secolo XIII. E’ patrono dell’esercito e protettore dei militari, e viene invocato per guarire i mali della gola.
Nulla è più pericoloso di un’idea, quando è l’unica che abbiamo.