Paolo Miki fu il primo religioso giapponese a incontrare il martirio in quelle terre.
L’evangelizzazione del Giappone inizia con san Francesco Saverio nel 1549 e viene portata avanti con molto impegno dai confratelli gesuiti.
Paolo Miki,nato a Kyoto nel 1556 da una altolocata famiglia cristiana, diviene gesuita e più tardi sacerdote.
Profondo conoscitore del buddismo e le sue dottrine, si serve di questa competenza per intavolare dispute e approfondire la cultura del suo popolo allo scopo di evangelizzarlo.
Paolo si guadagna la stima e il rispetto della classe colta e ottiene parecchie conversioni. E’ un predicatore che conquista gli uditori più con la delicatezza dei sentimenti, tipica del suo popolo, che con le dotte argomentazioni in uso tra gli occidentali.
Nel dicembre del 1596 l'imperatore Hideyoshi, che fino ad allora ha favorito i missionari, intraprende una politica anti-occidentale, e fa arrestare missionari e fedeli.
Paolo Miki viene catturato ad Osaka, con due compagni. Trasferito in carcere a Meaco, vi trova altri cristiani e missionari. E li aiuta ad andare incontro al martirio con la gioia nel cuore.
La persecuzione non impedisce la crescita dei fedeli, al contrario ne aumenta il numero tanto che nel 1625 i cristiani giapponesi sono più di seicentomila.
I cristiani vengono torturati secondo l’uso orientale; gli viene mozzato l’orecchio sinistro e sono esposti allo scherno della folla.
Paolo Miki viene portato a Nagasaki su quella che poi sarà chiamata la collina dei martiri, dove viene crocifisso. E’ la città passata alla storia, insieme a Hiroshima, per esser stata scelta come bersaglio della follia nucleare.
Non esiste notte tanto lunga che impedisca al sole di risorgere.