4 Novembre - Carlo Borromeo

Figlio di Gilberto Borromeo e Margherita de’ Medici, proprietari delle terre attorno al Lago Maggiore, e nipote dello stesso Papa Pio IV, Carlo Borromeo avrebbe potuto vivere il destino dei secondogeniti delle ricche casate: divenire soldato o intraprendere la carriera ecclesiastica, godendo agi e vitalizi. Così non sarà, perché Carlo saprà donare al sacerdozio se stesso, con tutta l’anima e la sua immensa fede.
Carlo nasce nel 1538 ad Arona, la cittadina novarese che ha innalzato in suo onore, per ricordarne la figura umana e spirituale, la gigantesca statua popolarmente chiamata il “San Carlone”.

Nominato a 12 anni commendatario dell’Abbazia di Arona con una rendita di 2.000 scudi, viene richiamato a Roma dallo zio che lo fa eleggere Protonotario Apostolico e Cardinale a 22 anni, pur non essendo ancora prete, e poco dopo, anche Segretario di Stato; Carlo ha tutto quello che potrebbe desiderare: 150 servitori e una vita da principe, favorita dalla nomina, nel 1560, ad amministratore dell’immensa archidiocesi di Milano.

Le vie del Signore però sono infinite. E quando nel 1562 il fratello maggiore muore, ed egli torna ad essere l’erede del casato, smentisce quanti credono che abbandoni lo stato ecclesiastico.
Carlo è infatti convinto che, se Dio gli ha affidato compiti così delicati nella chiesa, egli è ora chiamato a rinunziare al mondo in forma definitiva e radicale, per seguire l’esempio di uomini come Ignazio di Loyola e Filippo Neri. Decide, quindi, di farsi ordinare sacerdote, rinunciando ad ogni attività mondana, e toglie addirittura dal suo stemma i segni della forza e della potenza per sostituirvi la scritta “humilitas”.

E alla morte dello zio, nel 1565, rifiutata l'elezione al soglio pontificio, torna a Milano, dove avvia un’attività straordinaria, circondandosi di uomini capaci ed esemplari.

Benchè giovane e inesperto diventa presto una delle figure più importanti ed influenti della Controriforma italiana.
Scrive il “Catechismus romanus” e suddivide la diocesi in dodici circoscrizioni, crea 740 scuole di dottrina cristiana, rendendo obbligatoria per i parroci la compilazione del libro dello “stato d’anime”, dove si registrano abitanti e storia parrocchiale. Apre a Milano il Seminario Maggiore e promuove la cultura, fondando l’Università di Brera.
Sfuggito miracolosamente a un tentativo di omicidio, riscuote poi l’affetto della popolazione allorquando, nel 1576, durante la terribile peste (detta poi “peste di san Carlo” per il suo impegno di carità) che stroncherà 18.000 milanesi, un decimo della popolazione, è l'unica autorità a rimanere in città, curando e assistendo egli stesso gli ammalati, ai quali farà distribuire persino i propri abiti.
Muore il 3 novembre 1584 a soli 46 anni.
Compatrono della città di Milano e protettore dei catechisti è invocato contro la peste.

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