2 Novembre - Commemorazione defunti

“Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,/da la quale nullu homo po’ skappare” così pregava san Francesco.
L’inesorabile corsa del tempo alla quale nessun mortale può sottrarsi rappresenta, da sempre, una delle più grandi paure degli uomini.
Ma il tempo è una creatura di Dio e ha una prospettiva: la beata eternità, in cui vedremo e ameremo senza fine.

La commemorazione dei defunti - "festa di riparazione" nei confronti di coloro che non hanno altari - si deve nel 998 all’iniziativa di sant’Odilone, abate di Cluny.

Tale istituzione non rappresenta di per sé un fatto nuovo per la Chiesa, che già usava celebrare la commemorazione dei defunti il giorno successivo alla festa di tutti i Santi. Quello che conta, però, è che un centinaio di monasteri che dipendono da quello di Cluny contribuiscono al diffondersi di tale celebrazione in molte parti dell’Europa settentrionale. Tanto che nel XIV secolo, anche Roma sancisce ufficialmente la memoria dei defunti.

Non esiste infatti popolo, per quanto refrattario a concezioni di trascendenza e di sopravvivenza, che non abbia grande attenzione a questo culto.
Ce ne danno testimonianza già le civiltà preistoriche e, successivamente, in forma più complessa, Egizi, Etruschi, Greci e Romani. Religione, cultura, arte sono impregnate di questa pietà che lega i viventi ai trapassati.

Il Cristianesimo, poi, conferisce un significato nuovo alla morte, legandola al mistero dell’Incarnazione e alla Risurrezione di Gesù.

La visita del cristiano alla tomba dei propri cari rappresenta, infatti, un gesto di vicinanza e di attesa. Quasi si volesse assimilare questo gesto alla visita compiuta dalle tre Marie la mattina di Pasqua: si va al cimitero con timore, ma, al tempo stesso, con la speranza della risurrezione.

Oggi, a tutti coloro che sono morti “nel segno della fede” la Chiesa riserva un posto importante nella liturgia: ci sono preghiere d’intercessione nella Liturgia delle Ore e, soprattutto, si e’ data facoltà a ogni sacerdote di celebrare tre Messe in suffragio delle anime dei defunti.

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