28 Ottobre - Simone e Giuda

“Nostro Signore Gesù Cristo stabilì le guide, i maestri del mondo e i dispensatori dei suoi divini misteri. Volle, inoltre, che essi risplendessero come luminari e rischiarassero non soltanto il paese dei Giudei, ma anche tutti gli altri... I suoi apostoli furono le colonne e il fondamento della verità”.
Questa la convinzione dei primi cristiani, molti dei quali convertiti direttamente dagli apostoli che avevano condiviso la passione e la resurrezione di Cristo. E' il caso di Giuda e Simone, due fratelli, entrambi apostoli di Gesù e venerati in un’unica festa.

Simone, soprannominato "cananeo" o "zelota" (cioè zelante), per indicare la sua appartenenza all'ala più oltranzista dello schieramento religioso ebraico, compare, infatti, al decimo posto nella lista degli Apostoli composta dall’evangelista Matteo.

Secondo la tradizione riportata da Egesippo, egli sarebbe succeduto a san Giacomo il Minore, suo fratello, nel governo della comunità cristiana di Gerusalemme, negli anni della distruzione della città santa da parte dei Romani. Gli Armeni ritengono che egli abbia diffuso il Vangelo nella loro regione, dove avrebbe poi subìto il martirio - all’invidiabile età di 120 anni - durante l’impero di Traiano, nel 107 a Pella, dove si era rifugiato con la sua comunità per sfuggire alla seconda guerra giudaica.

Altre fonti tramandano che venne, invece, crocifisso, o addirittura sottoposto al crudele "supplizio della sega".
Ragione, questa, che lo ha reso patrono dei boscaioli, e intercessore da invocare anche in occasione del morso di serpenti velenosi.

Giuda ha anch’egli un soprannome: "Taddeo" (dal largo petto) per la sua corporatura robusta. Il Vangelo lo nomina esplicitamente nell’Ultima Cena, citandolo come “fratello del Signore”. Una tradizione lo porterebbe ad essere identificato come lo sposo delle Nozze di Canaan.

Secondo la versione citata dallo storico NiceforoCallisto, Giuda avrebbe in seguito evangelizzato la Palestina, la Siria e la Mesopotamia, prima di morire anche lui martire, a Edessa.

E’ invocato per risolvere i casi disperati o impossibili.

Pensiero del giorno

“I figli della terra manifestano il proprio amore con delle rose.  Il Signore invece manda spine quali messaggere del suo amore”  (S. Teresa d’Avila)