Nell’antica Roma, accanto al Pontefice che celebrava il rito, vi era un accolito che, di tanto in tanto, ripeteva: “Age quod agis”, bada a quello che fai. Lo stesso avveniva con il padre barnabita Alessandro Sauli che, per le sue frequenti estasi, era spesso costretto a tenere con sé un confratello
per ricordargli a che punto fosse la celebrazione.
Nato a Milano il 15 febbraio 1534 da una nobile famiglia di origini genovesi, Sauli rappresenta la tipica figura del religioso della Controriforma,
vissuto all’interno di quel rinnovamento della Chiesa propugnato da grandi santi, fra cui spicca Carlo Borromeo, di cui fu confessore.
Professore universitario, uomo di cultura e dalla brillante oratoria, non disdegna i servizi più umili come quello di rigovernare la cucina e fare il sagrestano. Si dice che con una mano suonava la campana e con l’altra scriveva o leggeva.
Diventa prima Superiore Generale della sua Congregazione, i Barnabiti, e poi, nel 1579, vescovo di Aleria in Corsica, all'epoca un'isola selvaggia e poverissima, devastata dalla malaria e dalle scorrerie dei pirati. “Bisogna servire Dio dove egli vuole” ama ripetere.
Fu detto “l’Apostolo della Corsica”.
Nel 1591 Gregorio XIV, suo allievo spirituale, lo chiama alla prestigiosa sede di Pavia, dove si reca con l’entusiasmo di sempre, sebbene ormai provato dalle fatiche.
Nella nuova diocesi il vescovo intende, infatti, applicare i decreti del Concilio di Trento: predicazione, catechismo, seminario, formazione del clero, devozione popolare, riforma dei costumi. Ospita i poveri, malati, schiavi liberati, naufraghi, e si espone di persona per pacificare contese.
Ma proprio mentre sta compiendo la sua prima visita alla diocesi, l’11 ottobre 1593, trova la morte a Calosso d’Asti, a soli 59 anni.
Già prima della sua morte si diffonde fra il popolo la fama di santità,
che vanta subito moltissime grazie ottenute per intercessione del “beato episcopo”.
Beatificato il 23 aprile 1742, Alessandro Sauli viene canonizzato l’11 dicembre 1904.
“La bontà del Signore è maggiore di quanti mali e peccati
possiamo commettere, e prima ci stanchiamo noi di offenderlo,
che Egli di perdonarci” (Maria degli Angeli)