"Nel cuore della chiesa, mia madre, io sarò l’amore”, questa in sintesi la vita di Teresa di Lisieux: probabilmente la più grande santa dei tempi moderni.
“Maestra nella vera scienza dell’amore”, come l’ha definita Giovanni Paolo II, Teresa Martìn nasce nel 1873 ad Alençon, in Francia, da una famiglia della piccola borghesia – il padre è orologiaio – distinguendosi ben presto per la sua fede viva e per un carattere intraprendente, che la porta, in occasione di un pellegrinaggio a Roma nel 1887, a sbigottire i prelati.
Nel corso di un’udienza chiede, infatti, direttamente a Leone XIII, il permesso di entrare subito in monastero. Prima, cioè, dei 18 anni previsti dal Diritto Canonico. La risposta è cauta, ma 4 mesi dopo, seguendo la strada di due sue sorelle, entra nel Carmelo di Lisieux.
Il monastero, dove prenderà il nome di suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, non trova però l’isola di santità che si aspettava. La superiora non la capisce, qualcuno la maltratta, e lo Spirito che cercava, non c’è. Ma invece di piangerne l’assenza, decide di farlo rinascere, trasformando la mediocrità in stimoli, e restituendo gioia in cambio delle offese.
Teresa è una mistica aperta al dialogo e al sorriso; morirà a soli 24 anni di tubercolosi il 30 settembre 1897, offrendo le proprie sofferenze per la conversione dei peccatori e per i missionari del Vangelo.
Il suo messaggio “la piccola via dell’infanzia spirituale” ispirato alla semplicità e all’umile confidenza nell’amore misericordioso del Padre, non morirà con lei. La
sorella Paolina pubblica la “Storia di un’anima”, l’autobiografia con la quale Teresa lancia un messaggio che attraversa il mondo e colpisce anche gli intellettuali per la sua semplicità.
Pio XI la canonizzerà nel 1925, rendendo omaggio ad una santa che aveva saputo intuire tutta la forza rivoluzionaria dell’amore.
Pochi mesi prima di morire Teresa aveva promesso di far “cadere una pioggia di rose”. E cadde davvero, perché tutti si sentirono spiritualmente rapiti dalla piccola santa; e quella pioggia non cessa di irrorare la Chiesa.
Il 12 ottobre 1997 Giovanni Paolo II la nominerà 33° Dottore della Chiesa Universale per la sua dottrina spirituale: terza donna a ricevere questo onore dopo Caterina da Siena e Teresa d’Avila.
Patrona delle missioni insieme a san Francesco Saverio e seconda patrona di Francia, è invocata per guarire la turbercolosi.
“Se un piccolo fiore potesse parlare,
direbbe in tutta semplicità quel che il buon Dio ha fatto per lui”