Carlo Antonio era il nome di battesimo del santo prima di assumere il nome di Pacifico alla professione religiosa. L’avrebbero comunque chiamato Padre Pacifico, tant’era tollerante e comprensivo con tutti.
Nasce nel 1653 a San Severino nelle Marche. Rimasto orfano, è accolto nella canonica di uno zio prete che se ne serve come garzone.
Stanco di questa situazione e spinto da ben altra vocazione, bussa alla porta del convento francescano di Forano, vicino a Osimo.
Ha diciassette anni e, obbligato a un prolungato noviziato, deve prestarsi ad umili servizi, come avveniva in casa dello zio.
Alterna il lavoro manuale allo studio della scienza sacra, finché, verso i venticinque anni, fa la professione perpetua ed è ordinato sacerdote.
Fra’ Pacifico è incaricato di insegnare filosofia ai chierici e poi, riconosciuto il suo zelo, ha il compito di predicare al popolo.
Per dieci anni predica in tutte le chiese del Piceno, pacifico e pacificatore.
Prega sempre, digiuna per le sette quaresime in cui san Francesco aveva diviso l’anno liturgico; indossa il cilicio, quasi le sofferenze fisiche non gli bastassero.
A soli trentacinque anni la salute malferma lo costringe a ritirarsi nel monastero di Forano. Soltanto nel 1705 ritorna, per rimanervi fino alla morte, a San Severino Marche, dove al solito lavoro aggiunge anche la questua nella città. Le sue condizioni peggiorano; è quasi paralizzato, e alla piaga alla gamba destra si aggiunge la sordità e la cecità progressiva.
Si spegne nel 1721 all’età di sessantotto anni. Cent’anni dopo è proclamato santo.
Pacifico risponde puntualmente a chiunque lo invoca per i dolori alle gambe, per guarire ulcere e varici.
L’amicizia è la più dolce di tutte le dolcezze della terra (Sant’Agostino)