15 Settembre - Caterina da Genova

Caterina, figlia di Giacomo Fieschi, già viceré di Napoli sotto Renato d’Angiò, nasce a Genova nel 1447.

A tredici anni, profondamente commossa dalla Passione di Cristo, vuole prendere il velo come la sorella Limbania, ma i suoi hanno altri progetti e, ormai sedicenne, la sposano col nobile ghibellino Giuliano Adorno, uomo violento, superficiale e dissoluto.

I Fieschi erano guelfi e il matrimonio era necessario per porre fine alla guerra tra le due famiglie. Ma l’Adorno è un festaiolo dilapidatore, e Caterina è costretta a lasciarsi trascinare nella vita mondana.

Bellissima e molto colta, è contesa ai ricevimenti. Tenta di adattarsi alla vita del marito conducendo anch’essa una vita alquanto frivola.

Nel 1474 Caterina ha una prima visione di Cristo sofferente sulla croce e poco dopo suo marito perde tutto il suo patrimonio. Caterina si converte, e sceglie uno stile di vita  più austero e penitente. Vive di Eucaristia, di digiuno e di penitenze.

La sua religiosità finisce per conquistare il marito, che si fa terziario francescano e collabora con la moglie nell’assistenza ai bisognosi. Anzi si trasferisce con lei nell’ospedale di Pammatone, dove rimane fino alla morte.

Ebbe altissimi doni mistici e forte spirito di contemplazione, di cui scrisse il suo confessore nella Vita. E’ autrice di importanti libri di spiritualità come il Dialogo dell’amore di Dio e il Trattato del Purgatorio. A volte cade in estasi per ore intere; a volte il fuoco interiore le si trasmette all’esterno e il suo corpo scotta; a volte deve premersi il petto con le mani per attutire i battiti del cuore.

Caterina, nell’assistere i malati, contrae la peste nel 1493, ma ne guarisce.
Muore, forse per un cancro allo stomaco, nel 1510. Il suo corpo è tuttora intatto.

Oltre ad essere protettrice delle donne mal maritate, lo è degli ospedali, delle infermiere italiane, di Genova e della Liguria.

Pensiero del giorno

Sii sempre gentile, sappi esserlo senza esitazione, senza meschinità, non esserlo senza rimpianto  (George Sand)