28 Agosto - Agostino d'Ippona

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato.  Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità.  Mi hai abbagliato…Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace”.

Con queste parole Agostino sintetizza i due periodi della sua vita: dapprima l'ansia inquieta di chi, cercando la strada, commette molti errori; poi, imboccata la via, desidera ardentemente giungere alla méta per abbracciare l'amato.

Agostino, dal nome che in latino significa “piccolo venerabile”, nasce a Tagaste nella Numidia il 13 novembre del 354 da Patrizio e Monica, lui pagano e lei cristiana. 

Dopo una gioventù molto vivace, il suo spirito è colpito dalla lettura dell’'Ortensio di Cicerone.  Si convince della vanità delle cose di questo mondo rispetto alla vera sapienza.  Ma dove trovarla?

Diviene seguace del manicheismo, in cui, però, non trova una risposta adeguata alla sua sete di verità. Insegna a Cartagine, a Roma e poi a Milano, dove inaspettatamente lo raggiunge la madre, Monica. 

Agostino si converte e riceve il battesimo da Ambrogio, poi torna a Tagaste nel 388, vende i suoi beni, offre il ricavato ai poveri, e con alcuni compagni, tra i quali Alipio, Evodio e Adeodato, intraprende fuori città la vita monastica. 

Presto è chiamato ad essere sacerdote e poi vescovo di Ippona.
Dedica tutta la vita all’insegnamento, allo studio, alla difesa della fede e della morale cristiana. Ama e fa’ ciò che vuoi”, “Canta con la vita”, ”Dona ciò che comandi e comanda ciò che vuoi” non basterebbero intere pagine per citare le espressioni di saggezza che costellano i numerosi scritti di Agostino. Tra i più famosi “Le Confessioni” e “La città di Dio”..

Amato e venerato per le umanissime doti di cuore e di intelligenza, muore mentre la sua città è cinta d’assedio dai Vandali.

Protettore dei teologi, degli editori e dei tipografi è invocato contro gli animali nocivi e contro la tosse.

Pensiero del giorno

Almeno una volta al giorno bisognerebbe dire: grazie Maria. Non si sa perché, però qualcosa ce l’ha data   (Roberto Benigni)