Una fra le innumerevoli vittime della persecuzione di Diocleziano e Massimiano è Alessandro, il patrono di Bergamo.
Nell’autunno del 303 l’esercito di Massimiano è attestato nelle valli svizzere, non lontano dal lago Lemano. Più che una guerra, lo attende una insidiosa guerriglia contro quei fieri montanari, sempre ribelli e costantemente inquieti.
Le Alpi sono già incappucciate di neve e fa freddo. I soldati della legione sognano la calda sabbia della loro terra natale. Si tratta della legione di soldati egiziani, detta Legione Tebana perché reclutata nella Tebaide.
Ad Agaunia, il comandante Maurizio fa disporre il campo, in attesa di disposizioni. Massimiano ordina che, prima di dare battaglia, si celebri un sacrificio propiziatorio agli dei.
I soldati cristiani della Legione Tebana si rifiutano. Giunge allora un reparto di littori per le misure disciplinari. Un soldato ogni dieci della Legione Tebana cade sotto il gladio. Ma i superstiti non si lasciano intimorire, e si fanno vicendevolmente animo, spronati dal comandante Maurizio.
A Massimiano mandano a dire che la loro fedeltà agli insegnamenti del Signore è la più sicura garanzia di lealtà anche verso l’Imperatore.
Segue una seconda e poi una terza decimazione, finché tutti i legionari cristiani sono giustiziati, ad Agaunia.
Alessandro, festeggiato oggi, è uno di quei pochi legionari che si salvano dall’eccidio in quanto momentaneamente distaccato in altra località.
Dopo essere sfuggito due volte al carcere e avere infranto gli idoli davanti al suo comandante e persecutore Massimiano, secondo la tradizione subisce il martirio a bergamo. Il soldato egiziano, il superstite della Legione Tebana, ha dunque in Bergamo la sua seconda e più vera patria.
La città lombarda, dove il suo culto ha origini antichissime (IV secolo), gli ha dedicato la cattedrale dove il santo è rappresentato a cavallo mentre reca un vessillo.
A Gesù si va e si “ritorna” sempre per Maria (Josemaría Escrivá de Balaguer)