Raimondo, più tardi divenuto francescano conventuale col nome di Massimiliano, nasce a Zdunska-Wola in Polonia il 7 gennaio 1894.
Ancor prima dell’ordinazione sacerdotale aveva creato la Milizia dell’Immacolata e, nel 1922, la rivista Il cavaliere dell’Immacolata che raggiungerà altissime tirature e si diffonderà in tutto il mondo.
Nel 1927 dà vita alla Città dell’Immacolata, un centro per la diffusione del culto mariano attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.
Fra’ Massimiliano qualche anno dopo è in Giappone, a Nagasaki, dove fonda una città mariana ed organizza la stampa cattolica.
Quando nel 1939 i tedeschi occupano la Polonia, Kolbe si trova nella sua terra e non teme di prendere posizione contro il nazionalsocialismo. Diventa ben presto una figura scomoda, e nel febbraio 1941 è internato nel lager di Auschwitz. Da quel giorno diviene il n. 16.670.
Verso la fine di luglio è trasferito al blocco 14, dove i detenuti sono adibiti alla mietitura nei campi. Approfittando di quest’occasione un prigioniero riesce a fuggire, ma la legge del campo è terribile: ben 10 prigionieri devono essere destinati al bunker della morte.
Quando i 10 vengono scelti, uno di loro supplica, terrorizzato, di essere risparmiato perché ha moglie e figli.
Kolbe, quindi, esce dalla sua fila e si presenta al comandante: “Sono un sacerdote cattolico, sono anziano; voglio prendere il suo posto, perché lui ha moglie e figli”. Il comandante esterrefatto gli grida: “Ma sei diventato pazzo?”. “Sono un sacerdote cattolico e un religioso”, risponde calmo. Dopo un attimo di silenzio il comandante accetta lo scambio.
Dopo due settimane di indicibili sofferenze, nel porgere il braccio per la puntura di acido fenico, fra’ Massimiliano serenamente dice: “Ave, Maria!”.
E’ la vigilia dell’Assunta e ha appena 47 anni.
La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. [...] E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza – lei che con il suo «sì» aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo? (Benedetto XVI, Enciclica Spe Salvi)