Chiara, dal nome che in latino significa trasparente, nasce ad Assisi il 16 luglio 1194. Quando la fama di Francesco si sparge per la città e in tanti ritengono che il figlio di Bernardone sia pazzo, Chiara si sente attratta dal suo ideale di povertà.
E’ una giovane bellisima, come testimonia al processo messer Raniero de Bernardo che l'aveva chiesta in sposa. Ha molti pretendenti tra i più nobili cavalieri di Assisi, ma il suo pensiero è altrove e, d'accordo con Francesco, al momento opportuno, organizza la fuga da casa.
accompagnata alla Porziuncola nella piana di Assisi, presso l'altare Francesco le rivolge una domanda: “Chiara, cosa vuoi?”. “Dio!”, è la sua risposta immediata. E porge la bella chioma che Francesco recide, facendola sposa di Dio per sempre e dando lode all'onnipotente che partecipava il carisma di madonna Povertà a sorella Chiara. Tagliati i capelli e deposti gli abiti di seta, la fanciulla diciassettenne veste un semplice abito grigio e viene accompagnata presso le benedettine dell'abbazia di Bastia.
La sorella Agnese, poi Beatrice, la madre Ortolana e altre due amiche la seguono. Si forma una comunità a San Damiano.
Nel 1243 un corpo di saraceni al servizio dell’imperatore scomunicato Federico II e guidati da Vitale d’Aversa assediano Assisi e tentano l’assalto al convento di Chiara. Sebbene inferma, la Santa si fa condurre alla porta recando un’Ostia dentro una teca. Gli assalitori vengono folgorati da una forza misteriosa che li mette in fuga.
Muore l'11 agosto 1253, e ai solenni funerali partecipa il papa Innocenzo IV. Il pontefice propone di celebrare non l'ufficio dei morti, ma quello delle vergini. In questo modo l’avrebbe proclamata santa prima ancora di seppellirla. Un cardinale, però, gli fa osservare che questa non è la prassi della chiesa. Ed è stato un bene, perché, istruito il processo canonico e interrogati molti testimoni, si è venuti a conosenza di notizie altrimenti ignote.
Maria assunta in cielo, con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata (Benedetto XVI, Angelus 15 agosto 2012)