Nazario, dal nome che in ebraico significa “consacrato a Dio”, è figlio di un padre pagano e di madre cristiana. Convinto dalla madre, riceve il battesimo dal papa Lino e annuncia il Vangelo in Italia, in Gallia e a Treviri. Lo accompagna un ragazzo di nome Celso.
Scoppiata la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, nel 304 i due ragazzi vengono decapitati a Milano perché cristiani, testimoniando la loro fede fino al martirio.
Novant’anni dopo il santo vescovo di Milano, Paolino, noto biografo di sant’Ambrogio, racconta, in quanto testimone oculare, come dopo la morte dell’imperatore Teodosio, quindi dopo il 395, in un orto davanti alle mura della città, aveva rinvenuto il corpo di Nazario, ancora incorrotto.
In seguito il vescovo Ambrogio fa traslare il corpo del martire nella chiesa che sorge di fronte a Porta Romana, e che da allora è intitolata appunto a san Nazario.
Poi, quasi per ispirazione divina, sant’Ambrogio si reca a pregare ancora sul luogo del ritrovamento di Nazario, e viene a sapere dagli ortolani che nei paraggi vi doveva essere nascosto un gran tesoro. Si trattava delle reliquie di Celso, sul cui sepolcro fu costruita dapprima una chiesa e poi un monastero.
Il ritrovamento delle reliquie e la diffusione del culto sono all’origine di una Vita che ha avuto una particolare fortuna. In questo racconto Nazario e Celso vengono messi in relazione con gli altri due martiri milanesi, Gervasio e Protasio. Questa tradizione ha fatto sì che in oriente la loro memoria si celebra ancora oggi congiunta a quella dei martiri Gervasio e Protasio.
La raffigurazione dei due martiri è abbastanza frequente, specialmente nel territorio della diocesi ambrosiana.
Nazario e Celso sono ricordati insieme come patroni dei bambini, mentre Nazario è invocato contro le malattie degli occhi.
"Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere" (Albert Einstein)