Cirillo e Metodio sono i nomi monastici di due fratelli evangelizzatori degli slavi. Nati a Tessalonica nel IX secolo, si chiamavano Costantino e Michele ed erano figli di Leone, un ricco magistrato di Tessalonica.
Cirillo, il più giovane, viene educato a Costantinopoli insieme con il futuro imperatore Michele III. Rifiuta un brillante matrimonio, preferendo la vita monastica. E’ detto “il filosofo”, perché è incaricato dell’insegnamento.
Metodio, invece, ricopre la carica di Superiore di un monastero in Bitinia sul monte Olimpo, dopo essere stato governatore di una provincia dell’Impero.
Verso l’861 i due fratelli sono inviati dall’imperatore presso i Kazari del mare d’Azov, i quali avevano richiesto dei letterati in grado di disputare con i giudei e i saraceni.
Cirillo e Metodio sostano a Cherson, dove imparano anche l’ebraico e il samaritano. Qui ritrovano il corpo del Papa Clemente I. Tornati dalla missione con le reliquie, due anni dopo vengono mandati in Moravia; il re Ratislao aveva chiesto missionari che conoscessero la lingua slava. In quattro anni, Cirillo elabora un alfabeto appropriato (il glagolitico, detto poi anche “cirillico”) per tradurre in slavo le Scritture e i libri liturgici.
Durante il viaggio si fermano in Pannonia, dove il principe Kocel affida loro cinquanta allievi per essere istruiti nelle lettere slave. Giunti a Venezia discutono con i prelati sull’impiego della lingua slava nella liturgia.
Papa Adriano II, recatosi loro incontro in processione per accogliere le reliquie di s. Clemente I, approva la loro opera e ordina prete Metodio.
Cirillo si ammala e muore a quarantadue anni nell’869.
Metodio invece è inviato in Pannonia e Moravia come arcivescovo e legato apostolico. Dopo un viaggio a Costantinopoli, accolto con tutti gli onori dal patriarca Fozio, nell’885, muore.
I discepoli continuarono la loro opera in Bulgaria, in Moravia e in Boemia, dove Cirillo e Metodio sono considerati i patroni dei professori e degli studenti.
Amate Dio, fratelli miei. Amate Dio. Però a spese delle vostre braccia, e col sudore della vostra fronte (San Vincenzo de’ Paoli)