Secondo un’antica tradizione Prisca è stata battezzata all’età di tredici anni da san Pietro.
Decapitata durante la persecuzione di Claudio Tiberio, verso la metà del secondo secolo, sarebbe stata la prima donna in Occidente a testimoniare col martirio la sua fede in Cristo.
Il suo corpo sembra sia stato sepolto nelle catacombe di Priscilla, le più antiche di Roma.
Prisca era proprietaria di una “domus christiana”, cioè di una di quelle abitazioni civili messe a disposizione degli apostoli e dei primi cristiani per tenervi le riunioni ed i riti liturgici.
Quelle abitazioni poi vennero trasformate in chiese ed alcune di esse divennero le Basiliche “titolari” della città, cioè oratori domestici ospitati nella propria casa, sui quali poi vennero erette antiche chiese e al cui nome è ancora legato un titolo cardinalizio.
Il titolo cardinalizio con cui si è voluto onorare la Chiesa di Santa Prisca sull’Aventino ha anche un altro significato: sta a testimoniare la devozione che fin dai primi secoli di vita cristiana riscuoteva questa “primizia” dell’umile pescatore di Galilea.
L’antica chiesa, infatti, cara a chi ama riscoprire gli angoli intatti dell’antica Roma, nell’ombra discreta e riposante delle sue navate, sorge sulle fondamenta di una grande casa romana del II secolo, come hanno provato recenti scavi archeologici.
Nel secolo VIII la si cominciò ad identificare con Prisca, moglie di Aquila, di cui parla san Paolo nella Lettera ai Romani: “Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Gesù Cristo, i quali hanno rischiato la loro testa per salvarmi la vita”.
Si cominciò così a parlare del “titulus Aquilae et Priscae” modificando il primitivo titolo di cui si ha notizia già nel sinodo romano del 499.
La Chiesa di Santa Prisca, che secondo la tradizione avrebbe ospitato san Pietro, conserva nella cripta un capitello cavo, usato dallo stesso apostolo per battezzare i catecumeni.
L’amore è l’unica forza invincibile del mondo (Dostoevslkij)