La città di Lecce ha un primato: quello di aver eletto il proprio protettore non solo prima che fosse proclamato ufficialmente santo, ma addirittura facendogliene richiesta quando era ancora in vita.
Infatti, antecedentemente al decesso del pio gesuita Bernardino Realino, il consiglio municipale di Lecce si reca al suo capezzale e lo prega di accettare di divenire ufficialmente il protettore della città.
I cittadini di Lecce, che si trovarono a ospitare il santo gesuita presso cui accorrevano discepoli da ogni parte d’Italia, temevano che la protezione fosse reclamata dalla cittadina di Carpi, dove era nato il 1° dicembre 1530.
Medico e giurista molto colto e stimato per la brillante carriera amministrativa, intrapresa sotto la protezione del governatore di Milano, è nominato podestà a Felizzano nel Monferrato, poi avvocato fiscale ad Alessandria, quindi di nuovo podestà a Cassine, ancora pretore a Castel Leone, ed infine è a Napoli in qualità di uditore e luogotenente generale.
Nella città partenopea la sua vita subisce una svolta inattesa. Giudice saggio e giusto, ottiene una visione: la Beata Vergine gli appare e gli porge Gesù Bambino. Bernardino lo prende in braccio e la sua vita cambia.
Il brillante avvocato abbandona codici e carriera, dà l’addio alla toga per indossare l’abito religioso nella Compagnia di Gesù.
Nel 1567, divenuto sacerdote, è nominato direttore spirituale e maestro dei novizi.
Sette anni dopo è inviato a Lecce per erigervi un collegio e qui rimane fino alla morte, avvenuta il 2 luglio 1616, amato e venerato da tutti i cittadini.
Per questa profonda ammirazione, quindi, gli abitanti di Lecce lo eleggono patrono della città, ancor prima che Leone XIII lo elevasse agli onori degli altari nel 1895.
Ciò che mi conforta è ricordare con piacere i favori e le attenzioni che ho elargito agli altri (Catone)