Ireneo, il cui nome significa uomo pacifico, nasce a Smirne tra il 115 e il 150. Dei suoi primi anni sappiamo che giovanissimo è cristiano, e assiduo uditore di Policarpo, discepolo di Giovanni l’evangelista.
“Le cose di allora - scrive - le rammento meglio di quelle recenti, perché ciò che si apprende nella fanciullezza, forma un tutt'uno con la nostra vita, e si sviluppa e cresce con essa”.
Nel 177 la comunità lo invia a Roma per avere un parere da papa Eleuterio su alcune deviazioni dottrinali.
E da allora s’impegna a confutare le dottrine ereticali: dapprima affronta il montanismo, sviluppatosi in oriente sulla base delle posizioni del prete frigio Montano, e poi gli
gnostici che negavano l’autorità della tradizione e la legittimità della gerarchia ecclesiastica.
A Roma è ben accolto e confermato nella fede degli apostoli, mentre contemporaneamente nella sua chiesa ben quarantotto cristiani venivano martirizzati e tra questi anche il vescovo Potino.
Tornato a Lione, è acclamato vescovo. Accettare l’incarico più che un onore significava essere candidato al martirio.
Divenuto vescovo, si adopera con la sua predicazione e il suo esempio per diffondere il Vangelo. Suggerisce a papa Vittore di non usare con gli eretici l’arma spirituale della scomunica. Per questo ruolo di moderatore, di pacificatore, svolto in varie occasioni, ha acquistato un'autorità indiscussa non solo nella diocesi di cui era vescovo, Lione, ma in Francia e nella Chiesa Universale.
Dai suoi scritti si può dedurre che avesse una buona cultura classica. Tertulliano lo definisce “un accuratissimo investigatore d'ogni sorta di dottrine”. Ireneo ha, infatti, il gran merito di aver messo per iscritto i suoi insegnamenti, soprattutto nel suo famoso libro Contro le eresie.
E’ fermamente convinto che “è meglio, è più utile sapere poco in tutta semplicità e arrivare così a Dio nell'amore, piuttosto che ritenersi dotti ed essere trovati, con tutte le più ricche conoscenze, persecutori e nemici del proprio Dio”.
Muore martire sotto Settimio Severo intorno al 202 e come tale è venerato ancora oggi nella chiesa.
Credevo che per incontrare Dio, bisognasse salire. Finalmente ho capito che bisogna scendere: Dio si può incontrare soltanto nell’umiltà. (Beato Charles de Foucauld)