Luigi nacque nel castello di Castiglione delle Stiviere, tra Brescia e Mantova, il 9 marzo 1568 dal marchese don Ferrante Gonzaga e dalla contessa donna Marta Tana di Santena, due giovani sposi tornati da poco dalla corte di Madrid, dove ambedue erano stati al servizio del re Filippo Il e della regina Elisabetta.
Donna Marta ha la gioia di educare cristianamente i suoi sette figli, ai quali trasmette con particolare impegno l'arte della preghiera, convinta che chi non ha un buon rapporto con Dio non può stabilire buoni rapporti con gli altri; e poi l'amore verso i poveri, in cui vede la presenza di Cristo.
Luigi era destinato a praticare l'arte militare e di governo, in quanto erede del marchesato paterno.
Quando scoppia nel Nord Italia la famosa peste del 1576, don Ferrante manda Luigi e Rodolfo, il secondogenito, a Firenze presso il granduca di Toscana, per sfuggire al pericolo del morbo e per studiare.
La parentesi fiorentina è molto importante per lui.
Qui un giorno, mentre prega davanti all'immagine della Vergine, prende la sua decisione: capisce che il suo posto è nella Compagnia di Gesù.
Vinte le resistenze paterne, rinunzia al marchesato in favore del fratello Rodolfo, e il 25 novembre 1585 entra nel noviziato dei gesuiti a Roma, affidandosi alle cure del cardinale Roberto Bellarmino che lo invia a pacificare proprio suo fratello Rodolfo e il duca di Mantova che si contendevano il castello di Solferino. Compiuta la missione, Luigi torna a Roma dove una grave epidemia uccide il papa Sisto V e i due successori.
Un giorno, mentre si recava all’ospedale di San Sisto a Roma, vede un appestato abbandonato sulla strada, in fin di vita. Se lo carica sulle spalle e lo porta con sé. Più tardi anch’egli contrarrà il morbo che in pochi mesi lo condurrà alla morte. E’ il 21 giugno1591, e Luigi ha appena 23 anni.
“Che cosa faresti – gli aveva chiesto un giorno un compagno nell’ora di ricreazione – se tu sapessi di dover morire all’istante?”. “Continuerei a giocare”.
Luigi Gonzaga, da sempre patrono della gioventù e degli studenti, è considerato oggi, in seguito alla proposta delle associazioni di volontariato, protettore e modello di chi si dedica ai malati di AIDS.
E’ invocato per essere ispirati nella scelta della propria professione oltrechè contro la peste e per guarire da malattie polmonari.
Le parole gentili possono essere brevi e facili a dirsi, m la loro eco è infinita (Madre Teresa 1910- 1997)