Adalberto è la forma originaria, oggi ormai poco comune, del nome ricorrente Alberto, che in tedesco significa “di illustre nobiltà”.
Adalberto è stato, nel X secolo, l’apostolo dei Russi o, come allora venivano chiamati, dei Sarmati. Un popolo barbaro e pagano, inquieto e bellicoso.
E’ stata una principessa russa, santa Olga, convertitasi in tarda età al Cristianesimo, a chiedere all’imperatore Ottone il Grande missionari per evangelizzare il suo popolo.
A capo della missione viene posto appunto Adalberto, allora monaco benedettino a Treviri. Ma appena entrati in Russia, i missionari sono attaccati e massacrati.
Scampa alla morte, e fa ritorno a Magonza, ospite della corte imperiale. E’ consacrato Arcivescovo di Magdeburgo, la città fondata da Ottone il grande sulle rive dell’Elba, ai confini orientali dell’Impero.
La sua è stata l’opera di un contadino paziente alle prese con un campo sconfinato e difficile, che si estendeva dalle popolazioni dei Sarmati e Slavi a quelle dei Polacchi e Magiari.
Dopo tredici anni di paziente lavoro missionario muore nel 981, sognando grandi pianure lontane ove si sarebbe diffuso il Vangelo.
Adalberto non vede compiuta la conversione dei popoli dell’Oriente europeo, ma l’anticipa col suo spirito profetico e con la fede.
Adalberto è un innamorato di Cristo che crede al “Timoniere dell’universo” – come lo definisce san Giovanni Cristostomo – il quale “non viene a capo della bufera con la sua abilità, ma con un cenno pone fine alla tempesta”.
Gli ideali sono come la stella polare: è irraggiungibile, ma indica la retta via" (Anonimo)