17 Giugno - Gregorio Barbarigo

Gregorio nasce a Venezia il 16 settembre 1625 da nobile famiglia originaria dell’Istria. Primogenito di quattro figli di Lucrezia Lion e di Gianfrancesco, un autentico maestro di vita, di scienza e di spiritualità.

Dopo essersi laureato all’Università di Padova, diventa sacerdote.
Intanto a Roma scoppia la peste bubbonica che provoca migliaia di vittime.
Qui Papa Alessandro VII (Fabio Chigi), incoraggia i romani recandosi tra la gente, e decide di chiamarlo a dirigere i soccorsi in Trastevere, epicentro del contagio. “Avevo una paura al principio che mi sentivo morire” ricordava Gregorio, che ciononostante accetta l’incarico di organizzare la pubblica sanità, mostrandosi attivissimo e coraggioso.

Nel 1657 è nominato vescovo di Bergamo. Come pastore la sua attenzione va soprattutto alle scuole della dottrina cristiana e alla formazione dei candidati al sacerdozio. Qualche anno dopo è creato cardinale e poi destinato all’importante sede episcopale di Padova dove, nelle frequenti visite pastorali alle trecentoventi parrocchie, Gregorio ama confondersi in mezzo a folle di irrequieti bambini per spiegare il catechismo.

La sua preoccupazione principale è la formazione delle nuove leve del clero. Per raggiungere il suo scopo vende l’argenteria del palazzo e acquista un vecchio monastero che trasforma in seminario; poi non bada a spese per reclutare insegnanti a Milano e perfino all’estero.

Si reca quotidianamente tra gli alunni, perché, come scrive al granduca Cosimo III, “il seminario è un poco di spasso, o per dir meglio l’unico spasso che trovo fra le spine del governo episcopale”.

Nei due ultimi conclavi ai quali partecipa, è sul punto di diventare Papa, e dice sempre di no. Per lui vivere a Padova è lo studio, è la carità, è suonare la campana del catechismo ai bambini, preparando banchi e sedie da sé, per la gioia di educarli personalmente alla fede come un tempo accudiva con le sue mani gli appestati di Trastevere.
Nel mese di maggio 1697 parte per la sua ultima visita pastorale, e il mese successivo muore. Nel 1960 Giovanni XXIII lo ha elevato agli onori degli altari annoverandolo tra i santi.

Pensiero del giorno

“Se si guardasse sempre i cielo.
Finiremmo per avere le ali (Gustavo Flaubert)