Quirico è stato un celebre martire dell’antichità, e la devozione si diffuse ben presto in tutta la Cristianità. Lo testimoniano chiese a lui dedicate in Siria, in Palestina, nel Ponto, in Italia, in Francia e nella Spagna.
Nel culto e nelle chiese a lui intitolate, appare sempre da solo, invece secondo alcune tradizioni la sua storia è strettamente legata a quella della madre, Giulitta, che emerge anzi come il personaggio chiave di tutta la vicenda.
Quirico è un bambino di soli tre anni, figlio di una matrona cristiana di Iconio, chiamata appunto Giulitta. Quando questa viene arrestata, al tempo della persecuzione di Diocleziano, porta con sé il figlio nell’aula del tribunale.
Mentre, tra i tormenti, la donna e il bambino fanno la loro professione di fede, il governatore lo afferra e lo scaglia con rabbia, dall’alto della cattedra, sui gradini del tribunale, dove il piccolo muore col cranio spaccato. A lui, martire in tenerissima età, si unisce poco dopo la madre, decapitata con la spada.
Si narra di Quirico come di un bambino che, prima di essere messo a morte, compie una serie di miracoli e tiene discorsi capaci di convertire le folle.
La devozione verso i due è molto diffusa nelle chiese slave di tradizione bizantina.
L’arte si è occupata di Giulitta e Quirico soprattutto in oriente, ma anche in Italia la cui immagine, probabilmente la più antica, dell’VIII sec., si trova nella chiesa romana di Santa Maria Antiqua.
Il loro culto si è diffuso soprattutto in oriente; qui la loro memoria si celebra il 15 luglio e sono annoverati tra i cosiddetti “medici santi”.
Quirico è invocato contro i terremoti.
"Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere" (Albert Einstein - 1879–1955)