9 Giugno - Efrem Siro

Efrem, dal nome che in ebraico significa “che porta frutto”, è un innamorato della parola di Dio:  la medita, la spiega, la mette in versi e in musica, e la canta.  E lo fa non per soddisfare il proprio raffinato gusto artistico, ma perché la fede si radichi nella cultura del suo popolo.

Nasce a Nisibi, nel sudest dell’odierna Turchia, intorno al 306. Il padre, sacerdote pagano, lo caccia di casa. Trova nel vescovo Giacomo non solo un padre nella fede, ma anche il promotore dei suoi studi. 

Il santo vescovo, infatti, accortosi subito dei talenti di intelligenza e bontà del giovane catecumeno, vuole che sia ben istruito nella dottrina cristiana e nelle scienze. 

A 18 anni riceve il battesimo e vive del proprio lavoro, a Edessa, come inserviente in un bagno pubblico.

Nel 338 Nisibi viene attaccata dai Persiani ed accorre per difenderla, ma non c’è nulla da fare.

Divenuto diacono, nel 365 si stabilisce definitivamente a Edessa, dove dirige una scuola teologica. Vi muore il 9 giugno 373.

La tradizione lo ricorda come uomo austero. Egli è l’interprete genuino della dottrina cristiana antica. Per la divulgazione della verità cristiana utilizza prevalentemente la poesia, per cui a ragione è stato definito “l’arpa dello Spirito Santo” e anche il “poeta della Vergine” per l’ispirazione mariana di molti suoi inni.

Nella sua epoca si andava organizzando il canto religioso “alternato” nelle chiese. Efrem compone nella lingua nativa poesie di contenuto didattico o esortativo, dall’andamento lirico, e idonee al canto collettivo. Il carattere popolare delle composizioni ne decreta subito una vasta diffusione; dalla Siria raggiunsero l’Oriente mediterraneo, grazie anche ad accurate traduzioni in greco.
E’ invocato conto i disturbi psichici che si manifestano attraverso l’anoressia e la bulimia.

Pensiero del giorno

“Quando i saggi hanno raggiunto il limite estremo della loro saggezza, conviene ascoltare i bambini" (George Bernanos -1888–1948)