A volte l’errore di un portalettere può essere addirittura provvidenziale. Nel caso del nostro santo l’errore era quasi inevitabile; egli si chiamava Ascanio Caracciolo e risiedeva presso la Congregazione cosidetta dei B
ianchi, dedita all’assistenza dei condannati a morte, presso la quale operava un altro sacerdote con l’identico nome di Ascanio Caracciolo.
La lettera era scritta dal genovese Agostino Adorno, venerabile, e da Fabrizio Caracciolo, abate di Santa Maria Maggiore di Napoli. I due si rivolgevano ad Ascanio Caracciolo per chiedergli di collaborare alla fondazione di un nuovo Ordine, quello dei Chierici Regolari. Ma a quale dei due Ascanio Caracciolo?
Il postino recapita la missiva al giovane sacerdote, nato il 13 ottobre 1563 a Villa Santa Maria di Chieti, e trasferitosi a Napoli a ventidue anni di età per completarvi gli studi teologici.
Con i due committenti si reca all’eremo di Camaldoli per l’elaborazione della Regola. La caratteristica principale del nuovo Ordine è l’Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento. Ascanio Caracciolo emette i voti religiosi con il nome di Francesco.
La nuova congregazione riunisce il primo capitolo generale e Francesco diventa preposito generale. Intanto la giovane congregazione approda a Roma, alla chiesa di Sant’Agnese in piazza Navona.
Scaduto il suo mandato, va in Spagna e vi fonda una casa religiosa a Valladolid e un collegio ad Alcalà. E’ maestro dei novizi a Madrid e di nuovo preposito della casa di Santa Maria Maggiore di Napoli.
Durante un soggiorno ad Agnone in provincia di Isernia presso i Padri dell’Oratorio, si ammala gravemente e muore il 4 giugno 1608. Il primo dei numerosi miracoli operati è la guarigione di uno storpio avvenuta proprio durante i funerali.
Il suo corpo, trasportato a Napoli, è sepolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Nella Basilica di San Pietro a Roma è raffigurato con l’ostensorio.
E’ uno dei patroni di Napoli e il protettore dei cuochi italiani. Il suo abbinamento all’alta cucina nasce da un particolare dato biografico.
Si racconta che nella residenza dei principi Caracciolo, le leccornie che i bravi cuochi preparavano sulla mensa, spesso sparivano al passaggio del giovane Ascanio.
“L’amicizia è la più dolce di tutte le dolcezze della terra (Sant’Agostino)