17 Maggio - Pasquale Baylon

Una singolare coincidenza accomuna la nascita e la morte di Pasquale: nasce, infatti, il giorno di Pentecoste del 1540 a Torre Hermosa in Spagna, e muore nei pressi di Valencia, a Villa Real il giorno di Pentecoste del 1592.
Quest’umile “frate” che non si è sentito degno dell’ordinazione sacerdotale, è stato davvero “pentecostale”, cioè favorito dagli straordinari doni dello Spirito Santo, tra cui il dono della sapienza infusa.

Pasquale Baylon è un illetterato e trascorre gli anni della vita religiosa svolgendo la modesta mansione di portinaio. Viene, tuttavia, considerato addirittura “il teologo” dell’Eucaristia, non solo per le dispute che ha sostenuto con i calvinisti di Francia, durante un viaggio a Parigi, ma anche per gli scritti che ha lasciato.

Al di là delle dotte dissertazioni, l’Eucaristia è il centro della sua intensa vita spirituale. Si racconta che durante le esequie, al momento dell’elevazione dell’ostia e del calice, il frate già  irrigidito dalla morte riaprì gli occhi per fissare il pane e il vino della mensa eucaristica e rendere l’ultima testimonianza del suo amore al divino sacramento.
I suoi genitori, molto poveri, l’avevano avviato al lavoro in tenera età, mandandolo dietro il gregge di famiglia e più tardi come garzone di un ricco allevatore.
Lontano dal consorzio umano e dalla chiesa, Pasquale trascorre ore intere in orazione, privandosi del poco cibo per mortificare il proprio corpo.

A diciott’anni fa domanda di essere ammesso al convento di Santa Maria di Loreto dei Francescani Riformati Alcantarini, ma gli viene opposto un netto rifiuto.
In seguito, la fama della sua santità gli apre le porte del convento, dove può emettere i voti religiosi il 2 febbraio 1564.
I numerosi miracoli da lui operati in vita, e per sua intercessione dopo la morte, suscitano ben presto la devozione in tutto il mondo cristiano.

Patrono dei pastori e dei cuochi è il protettore delle Associazioni eucaristiche e dei Congressi eucaristici internazionali.

Pensiero del giorno

Non sarò tranquillo finché non avrò un vero affetto filiale verso la Ver­gine Maria    (S. Giovanni Berchmans)