23 Aprile - Giorgio

Giorgio, il santo più popolare di tutte le epoche, è un martire del III o IV secolo. Originario della Cappadocia, oggi Turchia, Giorgio – il cui nome in greco significa agricoltore - diventa un ufficiale dell'esercito romano. 

Convertito dalla madre al cristianesimo, rinuncia al suo rango e, imprigionato a causa della fede alcuni anni prima del regno di Costantino, affronta con fermezza il martirio. Il culto è attestato da un’antichissima chiesa eretta in suo onore a Lydda, presso Tel Aviv, in Palestina.

Alla sua figura è legata la famosa leggenda del drago, che nell'immaginario popolare voleva significare il trionfo del cristianesimo sulla violenza disumana del male. Vicino alla città c'era un lago da cui ogni tanto usciva un orribile drago che faceva morire tanta gente.
Per placarne l'ira era necessario offrirgli vittime umane; un giorno questa sorte cade sulla figlia del re.

Quando il drago esce dalle acque per afferrare la giovane, trova accanto a lei Giorgio, che gli pone una catena al collo e lo consegna alla giovanetta, la quale lo porta al guinzaglio come un cagnolino.

Nel medioevo diviene il protettore dei cavalieri, e i re d'Inghilterra, a cominciare da Riccardo Cuor di Leone, lo eleggono patrono della casa reale e della loro terra.

Nelle raffigurazioni appare rivestito delle armi della luce, che sono l’armatura di Dio, la corazza della giustizia, lo scudo della fede, con in testa l’elmo della salvezza e in mano la spada dello spirito che è la Parola di Dio. Giorgio combatte con la sua spada contro tutto ciò che è male.
Tra le opere più famose quella di Raffaello al Louvre di Parigi e quella di Pietro Paolo Rubens al Prado di Madrid.

E’ protettore dell’Inghilterra e delle città di Genova, Ferrara, Reggio Calabria e Limburgo. Patrono degli scouts e degli ordini cavallereschi si invoca nelle battaglie di ogni genere nonché contro i serpenti velenosi, la peste, la lebbra, e nei paesi slavi contro le streghe.

Pensiero del giorno

"Ho visto più lontano degli altri, perché stavo sulle spalle di giganti"

(Isaac Newton)