Anselmo, dal nome che in tedesco significa “protetto da Dio”, nasce ad Aosta nel 1033 da ricca e nobile famiglia. Attratto dalla fama delle scuole di Francia, trova un approdo nell’abbazia normanna di Bec, dove insegnava il celebre Lanfranco di Pavia.
Qui, prima come scolaro, poi come monaco benedettino, priore e abate, rimane 33 anni, cioè fino al 1093, quando è nominato arcivescovo di Canterbury.
Il periodo di Bec è il più felice della sua vita; si fa sempre più chiara in lui l’idea del servizio divino nell’esperienza monastica. Il monaco è per lui l’uomo della rettitudine, cioè della fedeltà assoluta alla verità di Dio.
Ai suoi fratelli insegna a pregare, a meditare e a percorrere le ardue vie dell’intelligenza teologica. “Fa’ o Signore, che io senta col cuore ciò che tocco con l'intelligenza"; la sua fede cerca l’appoggio nell'intelletto in attesa della visione beatifica: “fides quaerens intellectum”, amava ripetere. Per Anselmo preghiera e intelligenza della fede sono il viatico monastico che nutre la carità e si fa amicizia gradevole ed edificante.
Nascono così in questa fraternità i suoi primi scritti fra cui i celebri Monologion e Proslogion, in cui la mente, confortata dalla fede e dalla Sacra Scrittura, si avventura con tutte le sue capacità umane nella ricerca della conoscenza di Dio. Qui raziocinio filosofico, speculazione metafisica, preghiera filiale e contemplazione mistica s'intrecciano mirabilmente.
E’ uno dei più grandi teologi del suo tempo, scrittore fecondo e studioso instancabile. Sottratto dal suo nido di Bec investito della nuova responsabilità pastorale, continua a scegliere la rettitudine come criterio di condotta, perché antepone la verità di Dio a quella degli uomini.
La sua tenacia nel difendere le prerogative di primate a favore della libertà della Chiesa in Inghilterra, e la sua fedeltà al divieto canonico delle investiture lo pongono in urto con i sovrani Guglielmo II e Enrico I, e per due volte viene esiliato.
Il 21 aprile 1109 muore a Canterbury, dopo sedici anni di difficile episcopato.Sarà un successore, san Tommaso Becket, a chiederne la canonizzazione, e un re, Giacomo III, a domandare al papa di proclamarlo dottore della Chiesa.
Mi sembra che e un piccolo fiore potesse parlare direbbe in tutta semplicità quel che il buon Dio ha fatto per lui (Santa Teresa di Lisieux)