Martino nasce a Todi agli inizi del VII secolo. Divenuto diacono della chiesa di Roma, per le sue qualità non comuni di dottrina e santità è inviato dal papa a Costantinopoli come suo apocrisario, oggi si direbbe nunzio apostolico esperto in questioni orientali.
Eletto papa nel 649, si trova a vivere un momento difficile: i rapporti con l'Oriente non erano soddisfacenti sul piano politico e religioso, a causa delle dispute teologiche circa il monotelismo.
Alcune chiese, appellandosi al concilio di Calcedonia che aveva definito due nature nell'unica persona del Cristo, sostenevano che in lui c'erano anche due volontà, la divina e l'umana; altre invece ne ammettevano una sola, quella divina, da cui il nome di monotelismo.
La controversia di carattere religioso mascherava la volontà, da parte dell’Imperatore, di farsi arbitro delle questioni ecclesiastiche, al di sopra di Roma e della stessa Chiesa.
L’imperatore Costante II, temendo che la disputa teologica diventasse motivo di separazione anche politica tra Oriente e Occidente, decise di risolvere il tutto con un decreto, detto il Typos, dove tra l'altro ordina: “Disponiamo per tutti i nostri sudditi che da oggi è vietato anche solo discutere se in Cristo ci siano una o due volontà. Chi va contro questa disposizione, in primo luogo cade sotto il terribile giudizio di Dio, in secondo luogo si espone alle punizioni imperiali”.
Martino indice un concilio a Roma in cui si rigetta all'unanimità il decreto di Costante Il. L’imperatore vuole dare una lezione esemplare al vescovo di Roma, inviando emissari con l'ordine di far sottoscrivere il Typos. Martino, rifiutatosi, viene arrestato, tradotto a Costantinopoli e condannato a morte.
La condanna è tramutata nell’esilio in Crimea, dove il vecchio papa, provato dalla fame e dagli stenti, trova la morte nel settembre del 655.
Per la fedeltà alla vera dottrina e l'esempio di santità Martino è divenuto famoso non solo nella chiesa romana, ma anche in quella greca e slava, e da tutte è venerato come martire.
Nessuno è così amico come Dio, fonte della stessa amicizia (Turoldo)