Non dal nord, ma dal sud proviene un personaggio indissolubilmente legato alla città di Verona, la quale gli ha dedicato un autentico gioiello d’architettura. Il nome Zeno o Zenone deriva dal greco Zeus, e significa “essere divino”, che viene da Giove.
Nativo della Mauritania, è stato l’ottavo vescovo di Verona intorno alla metà del IV secolo dopo Cristo.
I problemi con i quali ha dovuto misurarsi sono stati innumerevoli: dal paganesimo non ancora definitivamente sconfitto, all’arianesimo che suscitava non pochi disordini nella chiesa veronese.
Zeno si propone sempre con il valore della propria pacata eloquenza, ma soprattutto con l’esempio di una vita integra, tutta spesa per Dio e per i fratelli. Molti capiscono la lezione, e abbandonano l’eresia e il paganesimo, sostenuto allora dall’imperatore Giuliano, per abbracciare e vivere il messaggio cristiano.
Converte numerosi pagani ed eretici dell’Italia settentrionale e si dedica con particolare attenzione alla vita ecclesiastica e alla liturgia.
Dotato di una buona preparazione retorica, il suo stile testimonia l’influsso dei modelli africani come Apuleio di Madaura, Tertulliano, Cipriano e Lattanzio.
Di lui ci sono pervenuti diversi trattati nei quali espone i temi affrontati nella predicazione: la genuinità della dottrina trinitaria, la mariologia, l’iniziazione sacramentale, la liturgia pasquale, le virtù cristiane, tra le quali particolarmente l’umiltà, la povertà, la carità e la liberalità verso i poveri e i bisognosi.
Muore a Verona nel 371. La sua tomba, custodita nella cripta della chiesa a lui dedicata, diviene subito meta di pellegrinaggio.
Si narra che Zeno si guadagnasse da vivere pescando nell’Adige e perciò il santo vescovo viene spesso ritratto con alcuni pesci o come un pescatore.
Patrono della città di Verona e dei pescatori d’acqua dolce, si invoca contro i pericoli di inondazioni, nonché per la guarigione dei bambini con difficoltà di fonazione e di deambulazione.L’amicizia si trasfigura al sole dell’amore divino (J. Leclercq)