Quando le guardie imperiali irrompono nel cimitero di San Callisto per uccidere il pontefice Sisto Il e i suoi diaconi il 6 agosto del 258, risparmiano la vita all'arcidiacono Lorenzo, che non è opportuno far perire.
Egli, infatti, è il fiduciario del papa nell'amministrazione dei beni della comunità, e ne sarebbe divenuto facilmente, secondo la tradizione, il successore nella sede di Pietro.
Da lui le autorità si attendono qualcosa di importante. Il prefetto di Roma gli ingiunge di portargli i tesori della chiesa.
Si favoleggia di grandi tesori, perché, in tempo di crisi, i cristiani riescono a vivere dignitosamente. Il motivo sta nel fatto che gli abbienti provvedono a chi non ha niente.
Lorenzo chiede al prefetto di concedergli qualche giorno di tempo per fare l’inventario, e poi i tesori della chiesa sarebbero stati suoi.
Qualche giorno dopo Lorenzo si presenta al prefetto con una processione interminabile di pezzenti e indicandoli dice: “Ecco i i tesori della chiesa”.
Quello, sentendosi beffato, va su tutte le furie e lo condanna al rogo, eseguito a fuoco lento.
Disteso su una graticola, Lorenzo non cessa di fare il burlone. Dice al fochista: “Non lo vedi che da questa parte è cotto. E giralo quest’arrosto per cuocere l’altra parte”.
In onore del martire, amatissimo dai cristiani, sono state edificate chiese in varie parti del mondo.
Sulla sua tomba a Roma Costantino fa edificare una basilica lungo la via Tiburtina, nel Campus Veranus, nel Verano, che diviene una delle sette grandi basiliche romane.
Protettore della città di Grosseto è patrono dei carbonai, dei cuochi, dei rosticcieri, dei vigili del fuoco, ed è invocato contro le lombaggini, le malattie della pelle, le scottature, il colpo della strega e contro le pene del purgatorio.
"La libertà è uno dei doni più preziosi dal cielo concesso agli uomini: i tesori tutti che si trovano in terra o che stanno ricoperti dal mare non le si possono agguagliare: e per la libertà, come per l'onore, si può avventurare la vita, quando per lo contrario la schiavitù è il peggior male che possa arrivare agli uomini". (Miguel de Cervantes)